In cantiere

Curiosità di mare

Vi sono tradizioni la cui origine si perde nel tempo e che si perpetuano più per abitudine che per conoscenza; tutte però hanno una spiegazione, più o meno curiosa.

La fiamma, per esempio, quella bandiera lunga e sottile che ancora oggi molte Marine mettono a riva, nasce nel 1652. L’ammiraglio olandese Tromp, sconfitto il collega inglese Blake, nel risalire la Manica issò sull’albero maestro una scopa, per mostrare di aver “spazzato” il mare.
Di contro gli Inglesi, quando riuscirono a sconfiggerli, inalberarono una lunga frusta per schernire i vinti, che si è poi trasformata nella suggestiva “fiamma”. Ma anche la scopa ha avuto un suo futuro simbolico, nelle sfide tra equipaggi nelle regate remiere: una lancia con una scopa capovolta inferita a poppa compiva un giro attorno alla nave da sfidare, e poi tutti ai remi!

Resiste anche la moneta d’oro (oggi dorata) che il maestro d’ascia inserisce tra chiglia e dritto di prora (usanza antichissima, confermata da ritrovamenti archeologici di navi romane) e a prora si dipinge ancora l’Oculus, l’occhio sacro. La spiegazione è comune a tutte le culture: la barca è un essere vivente, gli occhi servono per scegliere la giusta rotta; per di più, l’operazione di sagomatura della chiglia è il momento del concepimento, mentre il varo rappresenta il parto che precede il battesimo nelle acque.

Vi siete mai chiesto perché i pescatori scelgono il rosso scuro per l’opera viva? Un tempo si aspergeva la chiglia col sangue di un animale sacrificato per ingraziarsi le divinità; poi si passò al meno truculento vino rosso, fino all’antivegetativa odierna, dello stesso colore.

Anche le polene, ormai rare, sono il retaggio di antichi riti propiziatori; comparvero verso il XV secolo e sono dirette discendenti delle sculture lignee che ornavano prore dei “Drakkar” vichinghi.
Andando più indietro nel tempo, troviamo il vello del capro espiatorio issato sulla prora delle navi greche, dopo che il sangue (a volte anche umano!) veniva asperso sulla prora, per placare l’umore del dio in collera (da qui le “rosse guance delle navi” d’omerica memoria).

Dopo il sacrificio votivo le vittime erano esposte sulla prora o sull’albero maestro e ancora oggi alcune barche di pescatori espongono – a scopo scaramantico però –  corna di capra o velli di pecore. La polena invece è diventa oggi sulla prua del naviglio della Marina militare italiana una stella a cinque punte, simbolo dell’Italia.

Che dire infine del discutibile segnale di divieto di transito con una scarpa al centro che orna qualche poppa in banchina? Se le scarpe rovinano il ponte e le suole sporche compromettono l’igiene perché non chiediamo agli ospiti di toglierle prima di camminare sul parquet di casa? La risposta è nell’immaginario mitico della morte, del traghettamento verso l’aldilà (e qui entra in gioco una barca, quella di Caronte!).
In effetti il defunto viene vestito di tutto punto, pronto a intraprendere l’ultimo viaggio e nel mondo del mare, dove scaramanzia, incertezza e pericolo incombente sono sempre presenti, basta poco per collegare le scarpe alla ritualità funebre!

In cantiere

Consigli per l’ormeggio

Le tecniche per l’ormeggio implicano alcune fondamentali conoscenze di arte marinaresca. Un ormeggio fatto con perizia deve essere sicuro e di rapida esecuzione; la cima inoltre non deve logorarsi né sciogliersi o disimpegnarsi. Un vero marinaio deve saper maneggiare i cavi con padronanza, scegliere il nodo giusto per ogni specifica esigenza ed eseguirlo con sicurezza; ecco una breve guida sui nodi utili in fase di ormeggio.

Abbozzare un cavo in tensione significa dare volta al cavo su un punto fisso (una bitta, bittone, briccola e quant’altro), senza fatica e senza correre il rischio che la risacca o la tensione d’ormeggio possa ferire le mani. È una manovra indispensabile per trasferire un cavo da una campana di verricello a un punto fisso (bitta, galloccia), senza perdere la tensione guadagnata a forza quando, per esempio, abbiamo avvicinato la poppa alla banchina.

Una delle bozze più utilizzate è quella detta “all’inglese”. Si realizza con un cavo di diametro almeno della metà del cavo d’ormeggio (talvolta, per una maggiore tenuta, si usa un cavo a doppino inferito a bocca di lupo in un golfare). Fissato il cavo ad un punto stabile, quanto più possibile nella stessa linea di tiro, si esegue una volta morta sul cavo in tensione e, ritornando all’indietro verso il verricello, si fa una serie di colli includendo anche il cavo della bozza.

Bozza all’inglese: tenere ferme le volte con una mano, liberare la campana e impegnare la bitta con il cavo

Basterà poi lasciare le volte che si allenteranno sul cavo, ponendo attenzione alla ripresa del lasco creatosi sulla linea di tiro dello stesso cavo.

 

Scapolare l’ormeggio.  Un nodo che durante la tensione cui è sottoposto si stringe, come in fase di ormeggio, inevitabilmente sarà difficile se non impossibile da sciogliere. Se non è disponibile una gassa impiombata, si può ricorrere con altrettanta sicurezza ai nodi qui sotto illustrati, la cui tenuta è affidata al bloccaggio della cima sul dormiente.

(A): Gassa con mezzo parlato e legatura – (B): Volta tonda con parlato 

Come dar volta alla campana del verricello

Altro modo di dar volta a una bitta o per bloccare un cavo sul winch

 

Scapolare da bordo. Dove l’escursione di marea è notevole o quando bisogna stare discosti dalla banchina si deve poter scapolare da bordo, dando volta come sotto illustrato:

In entrambe le soluzioni basterà tirare il cavo “B” per scapolare l’ormeggio

Un consiglio se usate dispositivi per ammortizzare gli strappi. Premesso che per gli ormeggi è preferibile utilizzare cavi che abbiano un alto modulo di elasticità, se usate quei sistemi tipo molloni coassiali o  simili, attenzione nel montarli a non fare nodi sulla linea del cavo d’ormeggio, poiché un nodo semplice su di un cavo sottoposto a trazione riduce anche del 50% il carico di rottura.

© Giovanni Caputo
Antico Cantiere del Legno Aprea

 

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Il coltello da marinaio

Il coltello della foto è una replica fedele di quelli in uso ai tempi d’oro dei grandi velieri. È stato progettato e costruito da Giovanni Caputo, l’attrezzatore per barche d’epoca del Cantiere, che lo utilizza quotidianamente per il proprio lavoro. Spartano, essenziale e robusto: una triade ideale che lo consacra come attrezzo indispensabile per la sicurezza in mare. Deve essere affilatissimo e con la lama fissa, con il metallo che attraversa il manico per tutta la lunghezza e fuoriesce quel tanto che basta da inserire un laccio.

Nasce a lama tronca, perché i comandanti, consapevoli delle risse che scoppiavano a bordo durante le lunghe traversate, obbligavano i marinai a far troncare la punta della lama dal carpentiere di bordo.

Spesso si vede portato al fianco, mentre la posizione corretta è al centro della schiena, sorretto da una cintura indossata sopra la maglia o la camicia, per essere impugnato indifferentemente e senza ostacoli sia dalla destra che dalla sinistra.

Un coltello a serramanico non è l’ideale, quei pochi secondi che servono a tirarlo fuori e dispiegarne la lama possono essere fatali ed i coltelli multiuso, con decine di funzioni, sono utilissimi strumenti di lavoro, ma certo non sono l’optimum per chi naviga e sta alle manovre.

Di Giovanni Caputo

(tratto da “La Gente di Mare”, edito da Mursia)

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Aprea alla Tre Golfi Classic

Nino Aprea e Giovanni Caputo, dell’Antico Cantiere del Legno Aprea, forniranno assistenza ai concorrenti della Tre Golfi Classic, prima, durante e dopo la regata. Saranno quindi presenti sulle banchine del Circolo Italia fin da una settimana prima della partenza, per supportare i concorrenti negli ultimi preparativi per la regata d’altura > www.rolexcaprisailingweek.com

“Abbiamo restaurato o comunque curiamo la manutenzione di tante barche classiche e d’epoca che navigano nelle nostre acque – spiega Nino Aprea – quindi mi è sembrato doveroso offrire un servizio ai miei clienti e a tutti i concorrenti. Queste barche sono splendide, ma bisogna conoscerle a fondo per saperci mettere mano e noi saremo lì a dare il nostro supporto, come segno tangibile di apprezzamento a questa prima Tre Golfi aperta alle barche di tradizione”.